Non siamo morti, o almeno non ce ne siamo accorti, per quanto latitanti fondamentalmente siamo vivi, vivissimi. Il 2012 è stato un anno eccitante eppur triste per la scienza. E' stato l’anno della follia collettiva della fine del calendario Maya, di Giacobbo vicedirettore RAI 2 che scrive di fotoni che popolano l’atmosfera solo a partire dagli anni ‘60, di ulteriori tagli ad università ed istruzione, crisi e depressione, sarà che non siamo ancora usciti dal tunnel dei neutrini… La scienza, razionalità, cultura sempre più bistratte in Italia. Eppure è stato l’anno del bosone di Higgs, con un enorme contributo Italiano, testimoniato da Fabiola Giannotti 5th person of the year secondo la rivista Time. Il paese che non tiene riguardo della scienza, proprio da questa riceve i più grossi riconoscimenti internazionali.
E il 2013 ci accoglie, più difficile che mai, elezioni, crisi, austerity, magnamagna… si parla di tutto e niente. Spending Review, (de)finanziamenti alla ricerca… La gente non ha i soldi, quindi non spende, quindi non vende, quindi non ha soldi. Inflazione, Spread, Debito…
Ma un bel chissenefrega non lo tira mai nessuno?
Quando ci si infila in una situazione che sembra senza via d’uscita nella infinita complicazione delle variabili in gioco, la stessa bistrattata e premiata scienza suggerisce che la soluzione è fare un passo indietro, respirare, e provare a considerare il problema della sua interezza per cercare quei caratteri globali che, a prescindere dai dettagli, stanno mandando in malora tutto.
In linea globale c’è un malessere che serpeggia fra gli Italiani. Quel malessere motivato dal fatto che qualsiasi cosa farai, di grande o piccola, ambiziosa o modesta che sia, non conterà nulla. Il tuo mestiere è solo un numero per le tasse, che non arricchirà niente e nessuno se non i soliti noti dopo complicati giri di denaro. Potresti essere la Persona dell’Anno, dopo tanti anni che nessun tuo compatriota figura sulla prestigiosa rivista, eppure Studio Aperto parlerebbe comunque di tette. Al mattino la sveglia ripete che ovunque si stia andando, come nazione e un po’ come umanità, è un posto che non ci piace per niente, fatto di austerità, grigiore, disoccupazione, sfruttamento, spread, tasse e pessimismo.
In linea globale c’è un malessere che serpeggia fra gli Italiani. Ovvero che il nuovo anno non è un domani, ma è uno ieri, un film già visto, cupo, noioso, scontato, volgare… Come vedere in continuazione Vacanze di Natale, anno, dopo anno, dopo anno… ci credo che uno si stufa!
Il malessere che serpeggia fra gli Italiani (e non solo) è la sensazione che il domani ce l’abbiano rubato. Ci hanno rubato le aspirazioni, i sogni. E non è stata la Ka$ta, no… siamo stati noi… Come nazione, ci siamo sfiduciati di attendere un domani che non arriva mai. Si può dire che il domani ce lo siamo rubato a vicenda, chiedendo più burocrazia, servizi idioti, non domandandoci mai il perché, in ultima analisi, si faceva qualcosa e come. Lo abbiamo perso non esigendo dai leader politici di guidare la nave, ma permettendogli di farsi i fatti propri per lunghissimi anni in cui il domani è sparito a mano mano, ucciso dalla retorica, che noi abbiamo voluto seguire, di campagne politiche fatte di complotti, nemici, meschinità, e non di progetti, di sogni.
Perchè al domani, per non essere uno ieri un po' diverso, serve un sogno. Un motivo per alzarsi la mattina e la fonte energetica delle persone e delle associazioni non sono i soldi, ma i sogni. E noi Italiani abbiamo perso il Sogno, la tensione, l’anelito. Siamo diventati vecchi. Ed ora che una “giovane” ci offre il nostro Sogno, il nostro Anelito, ora che qualcuno di nostro, di Italiano, che ci mostra che esiste un universo là fuori. Ora che ci ricordano che si può passare la vita a scoprire, a vincere sempre, in continuazione, che esiste un Domani e che esisterà sempre qualcosa a cui dedicare la vita; noi beh… ce ne freghiamo.
Forse meritiamo tutto questo, perché una nazione allo sbando che non coglie un motivo per unirsi a Sognare il Proprio Domani, è destinata ad essere saccheggiata.
Scusaci Fabiola, ma sappi che qualcuno ci prova, a trovare il domani.