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Darwinismo for dummies

Come NON è la teoria dell'evoluzione (ed in effetti è quasi difficile reperire versioni non ilari di questa rappresentazione)
Come NON è la teoria dell'evoluzione (e in effetti è quasi difficile reperire versioni non ilari di questa rappresentazione). Difficile capire come mai molte persone ci tengano così tanto a riferirsi a immagini come queste per poi rigettarle sotto diversi pretesti.

Il darwinismo è una delle più controverse e dibattute teorie scientifiche, nonostante i suoi quasi due secoli di storia e la franca indiscutibilità scientifica della sua fondatezza, a causa di una distorta anti-propaganda, che trova ampia diffusione grazie a pregiudizi di matrice religiosa.

In realtà, non è neanche così semplice definire dei confini precisi a cosa si riferisca il “darwinismo”: il termine è nato come appellativo alle teorie del solo Darwin e ai commenti al suo primo Origine delle specie del 1859. Ovviamente non poteva incorporare moderne scoperte di genetica (il DNA è stato scoperto quasi un secolo più tardi), ma come vedremo ne ebbe brillanti intuizioni; purtroppo il vocabolo “darwinismo” è anche spesso vittima di un deplorevole utilizzo “straw man”, tecnica retorica (e fallacia filosofica) in cui da un lato si scimmiottano argomentazioni sostituendo alcune asserzioni con altre mai fatte, dall’altro si personificano aspetti indesiderabili dell’avversario retorico identificandoli in un termine che includerebbe categorie ben più ampie (un po' come quando si generalizza su immigrati/neri/rom che rubano/fregano il lavoro/non lavorano…).

Che sia io, un fisico, a fare una breve disamina della teoria dell’evoluzione nel mio blog, nonostante i bravissimi biologi e divulgatori che quotidianamente se ne occupano (1,2,3,[4]), è già indice di quanto questo “straw man” abbia esasperato perfino me che di biologia ne so poco, ma a sufficienza per capire che del darwinismo se ne dipinge un feticcio a immagine delle proprie paure da immolare sull’altare della propria religione. Negli Stati Uniti, una corposa statistica ha identificato in particolare una componente consistente della popolazione americana definita “post-secolarista” che, nonostanteu un generale entusiasmo e competenza per le conoscenze scientifiche, decide selettivamente quali assunti scientifici accettare e quali rifiutare sulla base di pregiudizi.

Innanzitutto, iniziando a pulire le parole, lasciamo il Darwinismo al 19esimo secolo e parliamo, quando vogliamo riferirci alla biologia moderna, di sintesi evolutiva. E tale sintesi moderna non può facilmente essere rifiutata in toto rivolgendosi a spiegazioni alternative, o glissata, in quanto incastonata all’interno del moderno impianto scientifico che per struttura deve procedere consistentemente con se stesso.

Charles Darwin era un giovane 22enne, appena laureato in teologia naturale (in generale è una branca della filosofia connessa al dibattito telelogico che ho già accennato. Ai tempi, in particolare, si cercava di connettere la complessità e varietà delle forme viventi alla necessità di un creatore) a Cambridge e desideroso di formarsi come parroco anglicano, quando si imbarcò per un viaggio di 5 anni attorno al mondo sul Beagle. Era debole di costituzione, e sperava che la terapia d’urto di un viaggio in mare, e la lontananza dall’inquinata Inghilterra, avrebbe potuto giovare. Per lo stesso motivo non era stato in grado di concludere gli studi di medicina (lo studio della medicina del 19esimo secolo non era come oggi). Inoltre, gli era stato negato l’accesso al “tripos”, uno dei corsi di studi più prestigiosi a Cambridge, strada maestra per diventare pastore anglicano in teologia naturale, e con un simile viaggio cercava altre vie per poter al suo ritorno intraprendere la carriera che desiderava.

Inutile dire che al suo ritorno la teologia naturale non costituì più una grande attrattiva per lui e, rinsavito (anche se con diverse ricadute nel corso degli anni), si dedicò al lavoro scientifico a tempo pieno, come geologo e naturologo, sviluppando quella che poi divenne la teoria dell’origine delle specie e della loro evoluzione.

Una migliore rappresentazione della struttura evolutiva

Una migliore rappresentazione della struttura evolutiva

La suddetta teoria (per inciso “teoria” è il più grande merito scientifico attribuibile e non un indice di incertezza ancora da comprovare) già nella sua versione ottocentesca è un capolavoro che ben differisce dallo “straw man” di cui si è parlato sopra, immagine in cima inclusa.

Darwin non ha mai accennato che l’evoluzione fosse una progressione verso il meglio, e quella “marcia verso il progresso” è solo una ridicolizzazione del pensiero di Darwin che ha sempre direttamente sostenuto, al contrario, che ogni organismo è adeguatamente evoluto alla sopravvivenza nella sua sfera ecologica e non ha senso parlare di organismi evolutivamente “superiori” se non in termini storici. Ed è proprio questo che dà fastidio ai religiosi del mondo, non essere al centro o all’apice della figura a destra, ma essere una delle tante note difficilmente distinguibile dalle altre. Ecco spiegata la ridicolizzazione prima, e il rigetto poi, di questa idea da parte di religiosi di tutto il mondo (e abbiamo i nostrani secolaristi e post-secolaristi [5],[6]).

Le asserzioni fondamentali di Darwin pongono capisaldi che tutt’ora reggono la sintesi evolutiva e prevedono scoperte che avranno conferma sperimentale molte decadi dopo.

Il punto fondamentale del libro Origine delle specie consiste nel concetto che vede tutte le specie viventi originate da un unico “antenato comune” da cui si siano poi differenziate. Quell’unica specie, e tutte le specie che esistono e che sono esistite sulla Terra, vegetali e animali (e anche micro-organismi, come Darwin non poteva sapere), devono quindi avere almeno un tratto in comune, che Darwin non era stato in grado di identificare, ma che la sua teoria aveva previsto. Tale tratto comune sarebbe poi stato scoperto essere il DNA. Di conseguenza l’asserzione principale della teoria dell’evoluzione, proiettandolo sull' Origine dell’uomo, non è che noi “discendiamo dalle scimmie”, ma che noi e le scimmie abbiamo piuttosto un “antenato in comune”, affermazione oggi tanto banale quanto vera.

Altra predizione scientifica molto importante fatta all’interno dello stesso libro, poi verificata dopo la scoperta del DNA, è l’ipotesi di modifiche casuali ai caratteri ereditari. Darwin ipotizza che, ogni tanto, casualmente, alcuni caratteri non si trasferiscano propriamente dai genitori alla prole, e questo implichi modifiche funzionali che si possono rivelare vantaggiose e quindi strumentali alla sopravvivenza dell’individuo e quindi alla propagazione di questo carattere “modificato”, come vedremo nel prossimo punto. Darwin non si interroga particolarmente sulla natura di questa casualità: diversi lavori del tempo collegavano termodinamica e statistica, quindi iniziava ad essere anche nello zeitgeist del periodo storico che la causa di qualcosa potesse non essere direttamente rintracciabile nascosta dalla natura statistica nel mondo. Quasi un secolo dopo, con la scoperta del codice genetico e del DNA, abbiamo visto come queste modifiche di caratteristiche “fenotipiche” (funzionali) in realtà siano riconducibili anche (non solo) a modifiche genetiche (esiste anche l’epigenetica, argomento interessantissimo che tratta di come la cellula “processa” il DNA e delle molecole che circondano il DNA vero e proprio per abilitare questo riprocessamento). Come abbiamo già visto, la casualità è una caratteristica piuttosto fondamentale del mondo microscopico, e quindi la casualità delle modifiche genetiche legate all’evoluzione è perfino a livello più profondo della casualità statistica che implica il Darwinismo.

Il terzo insieme di asserzioni scientifiche all’interno dell' “origine delle specie” riguarda la “selezione naturale” e il processo di “speciazione”, ovvero come, a partire da quell’antenato comune e da quelle modifiche casuali di cui si è parlato sopra, si crei quella varietà impressionante a tutti evidente di organismi viventi. E qui c’è il vero contenuto dell’opera di Darwin, i cui dettagli sono tutt’oggi dibattuti e che costituisce la differenza fra Darwinismo e sintesi moderna, che si avvale di tecniche e scoperte più recenti. Già Darwin individua infatti come sia fondamentale la “pressione evolutiva” esercitata dalla “selezione naturale” nella competizione per le risorse, in un ambiente ostile l’individuo con le caratteristiche più  adatte alla sopravvivenza e alla riproduzione può sopravvivere e propagare le sue caratteristiche (i suoi geni). Un altro tipo di selezione, che già Darwin aveva individuato, è la “selezione sessuale”, infatti alcune caratteristiche, come ad esempio il piumaggio colorato degli uccelli, sono svantaggiose per procacciarsi le risorse o sfuggire ai predatori ma costituiscono attrattiva sessuale che anche gioca un importante ruolo, ed è il ruolo che Darwin identifica come più importante nell’evoluzione umana. Ma quando queste modifiche casuali, e quindi di singoli caratteri, costituiscono esempi di speciazione ed evoluzione da una specie all’altra, tanto da differire per così tanti caratteri che la riproduzione fra le due specie diventa impossibile? Già Darwin individuava la geografia come principale motivo di speciazione: geograficamente separate e sottoposte a differenti pressioni evolutive, due popolazioni con un antenato in comune evolvono in due specie differenti. Ma anche se la pressione evolutiva è simile, data la natura casuale delle mutazioni, in caso di contatti sufficientemente scarsi l’evoluzione può prendere corsi separati.

Oggi sappiamo che la geografia non è tutto, e possiamo iniziare a quantificare il contributo delle migrazioni nella speciazione che è possibile anche per popolazioni ancora in contatto o addirittura per sottoinsiemi. Sappiamo che Darwin non si sbagliava, ma ovviamente in un secolo e mezzo abbiamo imparato che c’è molto di più oltre a quello. Oggi diremmo che la speciazione è una proprietà emergente di modifiche casuali sottoposte a pressione evolutiva all’interno di nicchie ecologiche.

All’interno della sfera genetica sappiamo che non è solo la totale casualità a introdurre mutazioni ma anche situazioni come ricombinazione e migrazioni genetiche possono avvenire, anche con l’ausilio di virus o altri parassiti genetici.

Inoltre, come ho accennato, uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni è la realizzazione che anche la genetica non è tutto. Gli esseri viventi, specialmente i mammiferi, sono molto più complicati del loro codice genetico (in realtà c’è un noto enigma/paradosso in biologia: gli organismi più complessi hanno spesso genomi più compatti, ce ne sono di unicellulari con genomi 10 volte quello umano). Essi si avvalgono di ulteriori sistemi biologici per superare le loro difficoltà. Innanzitutto, il patrimonio genetico che ci portiamo appresso è ben più vasto di quello della nostra persona: ad esempio i nostri batteri intestinali e gli altri microorganismi benigni che vivono al nostro interno sono una ricchezza genetica vastissima, che i mammiferi ereditano direttamente e unicamente dalla madre, e assolvono compiti complicatissimi che difficilmente potrebbe essere riassunto nel DNA di un singolo organismo. E se parte del fenotipo è ereditato unicamente su base materna e seguirà meccanismi diversi dalla selezione naturale, quindi i modelli quantitativi dovranno introdurre correzioni per tenerlo in considerazione e questo è perfettamente parte della sintesi evolutiva odierna.

In secondo luogo c’è ben più nel DNA del solo DNA. Ovvero il DNA non è solo dato dalla sequenza genetica, ma anche e soprattutto dalla scelta dell’organismo di quali geni attivare, e in quale momento, e quali silenziare (Il DNA è uguale in tutte le cellule, eppure le cellule della pelle non sono cellule del pancreas. Il DNA è uguale per due gemelli monozigoti, eppure non contraggono spesso le stesse malattie ereditarie o caratteristiche mano a mano che invecchiano. Il DNA è uguale per ape regina e operaia, eppura la prima è molto più grande, figlia e vive 20 volte più a lungo ma non ha sacche per il polline!), e inoltre negli organismi più sofisticati (come i mammiferi ad esempio, ma non negli insetti) i geni possono essere modificati “on the fly” durante il trasporto per la loro espressione. Questi processi prendono il nome di epigenetici e costituiscono, per me, una delle più affascinanti scoperte della biologia moderna (consiglio questo libro per tutti gli interessati).

Quindi per quanto i paradigmi principali di Darwin rimangano tutt’ora validi e siano stati verificati, ribadendo la loro assoluta dignità scientifica, essi vanno (e stanno venendo) regolati in luce di queste nuove scoperte da scienziati di tutto il mondo che contribuiscono alla sintesi evolutiva. Ciò non sminuisce il grandioso lavoro di colui che è probabilmente configurabile come il Newton della Biologia.

Comments

Comment by Gaspare on 2015-02-06 16:46:23 +0000

Ciao Andrea,
complimenti per l’articolo che appare molto lineare, pacato e consente a chi non ha particolari conoscenze nel settore di farsi un’idea chiara ed esaustiva perché l’amico Darwin sia mal digerito in certi ambienti.
Guarda caso, quando accade chissà perché c’è di mezzo la religione.
Una domanda.
Esiste una traduzione del libro da te suggerito: “The Epigenetics Revolution: How Modern Biology Is Rewriting Our Understanding of Genetics, Disease, and Inheritance” ?
Se non fosse disponibile, esiste qualcosa in italiano che affronta l’argomento?
Un saluto, Gaspare

Comment by Andrea on 2015-02-06 20:57:23 +0000

Ciao Gaspare,
grazie mille per l’apprezzamento. Purtroppo il libro in questione non è stato tradotto in Italiano (in spagnolo sì però), e non sono a conoscenza di libri divulgativi o di testo sull’argomento tradotti. Cercando su amazon “epigenetica” restituisce solo due pagine, di cui molti testi di dubbio valore, altri molto specifici, alcuni in spagnolo (fra cui quello della Carey). Ne parlavo giusto su un forum con gente più “bio” qualche giorno fa ma non hanno saputo indicarmi testi in italiano.
L’argomento è piuttosto recente per avere libri tradotti purtroppo (e in generale l’arte della traduzione dei libri scientifici si sta perdendo), però è estremamente affascinante e se riesci quel libro te lo consiglio.

Invece per i libri sull’evoluzione e Darwin in generale mi hanno consigliato i libri di Dawkins (ma quelli sull’evoluzione: “il gene egoista” e “l’orologiaio cieco”, l' “illusione di Dio” anche ma è su altro, e altri me lo hanno sconsigliato e io non l’ho letto) come autori Italiani ho letto alcuni libri di Bellone.

Non ce n’è uno sull’evoluzione in particolare. Anche se è corposo, “La stella nuova. L’evoluzione e il caso Galilei” è un viaggio che tratta di Storia, Storia della scienza, antropologia, Biologia, Fisica ed è un libro bellissimo. “L’origine delle teorie” è un saggio più breve, e parla ancora di sintesi moderna, un po' meglio e più estensivamente di come faccio io, e poi di evoluzione culturale.

Telmo Pievani è un altro autore importante: “In difesa di Darwin” è in particolare incentrato sulla scuola italiana e sugli sforzi delle sfere clericali di escludere Darwin dagli insegnamenti. “Introduzione a Darwin” parla da se e con lui altri titoli, ma non saprei suggerire il migliore. Ho seguito qualche lezione di Pievani, ma anche di lui non ne ho letto libri.

Comment by Gaspare on 2015-02-07 08:08:00 +0000

Ciao Andrea,
grazie mille per la corposa carrellata …
Qualcosa avevo già letto. Prenderò il libro della Carey. Non sono del tutto a digiuno in inglese, anzi, ma spesso è la pigrizia a prendere il sopravvento.
Sarà l’occasione per acquisire nuove conoscenze e costringermi a rinverdire l’inglese. Oltretutto con “Prime” risparmio le spese di spedizione.
Di nuovo grazie, Gaspare

Comment by Andrea on 2015-02-10 08:56:41 +0000

Andrea: " Ed è proprio questo che dà fastidio ai religiosi del mondo, non essere al centro o all’apice della figura a destra, ma essere una delle tante note difficilmente distinguibile dalle altre. Ecco spiegata la ridicolizzazione prima, e il rigetto poi, di questa idea da parte di religiosi di tutto il mondo (e abbiamo i nostrani secolaristi e post-secolaristi)"

Potclean: " ‘una delle tante note difficilmente distinguibile dalle altre’. Davvero? No, perché non riesco a capire come si possa definire l’uomo come una nota difficilmente distinguibile dalle altre, dal punto di vista biologico ed evolutivo. Forse geneticamente, visto che il ‘codice universale’ é simile in tutti i viventi ( ma quanti errori abbiamo fatto a considerare determinanti le differenze genetiche fra specie e specie?). Ma, stando al paradigma evolutivo (che di paradigma si tratta, non di una spiegazione esaustiva, totale e permanente della realtà, come insegnano gli epistemologi) e alla biologia bruta, l’uomo non è affatto un evento fra tanti, anzi! Basti solo considerare la struttura cerebrale, o l’avvento ()lei direbbe ‘ l’emergenza ‘, termine che non condivido, perché mi pare intriso di una qual certa dimensione esoterica o magica) della mente (da non confondere col cervello) per ammettere l’unicità e la l’eleganza del ‘fenomeno’ uomo."

Andrea: “Esistono tante ricerche sulla struttura cerebrale negli diversi animali, l’uomo non e' cosi' “singolare” come si possa pensare.

Cosi' come da alcuni punti di vista e' indubbiamente una creatura unica, da altri punti di vista e' una creatura fra tante, cosi' come da altri punti di vista altre creature sono uniche ma sono creature fra tante secondo altre ancora. Il giaguaro e' l’animale che corre piu' veloci di tutti, l’uomo e' l’animale che vocalizza piu' di tutti. Evolutivamente entrambe le cose sono perfettamente allineate alla propria sfera di competenza. E anche un terzo animale che non e' “il piu'” niente, evolutivamente e' perfettamente inserito nella propria nicchia.

La teoria dell’evoluzione non ha semplicemente il compito di fare una graduatoria di importanza, o abilita', solo di stabilire quali geni hanno una piu' alta probabilita' di trasmissione alle future generazioni fino a una eventuale speciazione, e di studiare tale meccanismo.
Un po' come la teoria del colore non ha il compito di stabilire quale colore sia perfetto per un dipinto, ma solo di studiare la miscelazione dei colori e la loro percezione da parte dell’occhio umano.

Sicuramente l’uomo e' dotato di facolta' uniche, e probabilmente anche uniche rispetto anche se paragonato a tutti gli altri, ma evolutivamente e' solo uno fra i tanti “accidenti”. Puo' non piacere, ma cosi' e', DA QUESTO SPECIFICO PUNTO DI VISTA, secondo questa teoria non ancora falsificata.”

PS: sull’emergenza non c’e' nulla di mistico, al contrario e' qualcosa di perfettamente delimitato e preciso, sia filosoficamente che scientificamente. Infatti non definisco la mente come una “proprieta' emergente”, potrebbe esserlo, ma siamo ben lungi dal dimostrarlo sia in modo forte che in modo debole. Al contrario l’evoluzione lo e'. Rimando a questo articolo: http://www.phme.it/blog/2014/12/30/minimo-pratico-proprieta-elementari-e-proprieta-emergenti/ che ho linkato anche nel blogpost ma forse dal cellulare non hai visto.

Comment by Jinn on 2015-02-15 00:53:51 +0000

Grazie! Grazie! Grazieeeeeee!
Ecco adesso è tutto molto più chiaro e semplice: la “sintesi evolutiva” è il concetto che mi ha riordinato il “cassetto mentale”.
E “l’uomo e’ dotato di facolta’ uniche, …, ma evolutivamente e’ solo uno fra i tanti “accidenti” " è una affermazione da ricordare sempre!

Comment by Andrea on 2015-02-15 10:13:55 +0000

Grazie mille! 🙂

Se hai altre domande chiedi pure! 😛

Comment by chiara on 2015-02-19 14:09:16 +0000

http://www.sheffield.ac.uk/news/nr/evolution-continues-despite-low-mortality-and-fertility-rates-in-the-modern-world-1.438073?utm_source=facebook&utm_medium=website&utm_campaign=share_buttons

Vi consiglio di leggere quanto scritto riguardante la recente scoperta da parte dei ricercatori di University of Sheffield!

Per commenti, scrivimi ad andrea (punto) idini (at) gmail (punto) com. Static web, no cookies collected.